LA MAGGIORANZA DI BERSANI E’ PIÙ DEBOLE. I NUMERI GIOCANO A FAVORE DI RENZI

image [ da europaquotidiano.it del 20 marzo ]

Quando un terzo dei deputati boccia l’indicazione del segretario sul nome del capogruppo, il segnale non può essere ignorato. A maggior ragione, se il dissenso proviene proprio dalla maggioranza interna che ha retto finora la leadership di Bersani.
Quello che è successo ieri a Montecitorio (il rifiuto di acclamare Roberto Speranza come presidente dei deputati e, poi, più di 80 schede bianche o nulle) è un segnale di malcontento che va al di là del semplice scetticismo sulle qualità del candidato proposto (l’esperienza, prima di tutte), ma investe direttamente le scelte politiche di Bersani.
Nel segreto dell’urna sono confluiti il malumore della “vecchia guardia” che si vede travolta dalla spinta al rinnovamento (soprattutto ex Ds), le ambizioni di chi guardava a quel posto per sé o per altri a sé vicini (la bocciatura di Andrea Orlando non è andata giù ad alcuni Giovani turchi), la preoccupazione per un partito che si sposta sempre più a sinistra (gli ex popolari). Arrivare a un’ottantina di franchi tiratori, così, è fin troppo facile.
La «forzatura» di Bersani su Speranza finisce paradossalmente per rafforzare chi giura di aver votato in maniera compatta (o quasi) il nuovo capogruppo. I parlamentari renziani si sono riuniti poco prima dell’assemblea al senato, facendo sapere subito di condividere la scelta di Luigi Zanda a palazzo Madama e facendo calare invece il silenzio su quella di Montecitorio. È bastato quello come segnale. «Noi non abbiamo alcun interesse a mettere bocca su queste nomine – spiega un deputato vicino al sindaco di Firenze – ha vinto Bersani e tocca a lui scegliere i nomi, che a noi piacciano o no». Se poi il leader dem finisce per indebolirsi da solo, per Renzi tanto di guadagnato.
Un sondaggio Swg arrivato al Nazareno nei giorni scorsi illustrava dati sconfortanti per il segretario: una coalizione Pd-Sel-montiani guidata da Bersani si fermerebbe al 29 per cento, mentre Renzi a capo di un tandem dem-Scelta civica (con Sel fuori) schizzerebbe al 44, prosciugando i bacini di centrodestra e M5S. «Se l’intento di Bersani, anche con le ultime nomine, è quello di riuscire a ripresentarsi come candidato premier a elezioni che sente vicine – garantisce un deputato ex popolare – non pensi di farsi nominare da un caminetto. Dovrà passare dalle primarie e di sicuro non avrà dalla sua parte tutti quelli che lo sono stati lo scorso autunno». Se proprio la ruota deve girare, insomma, è probabile che qualcuno voglia farla girare anche per lui.
@rudyfc
da europaquotidiano.it del 20 marzo 2013

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Pubblicato il 20 marzo 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Monti? Scelta civica? Ragazzi ma siam pazzi! Dopo un anno di governo, una visibilità mediatica spaventosa, il sostegno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sostegno di Obama e della Merkel, il sostegno dei poteri forti italiani e il pieno appoggio del Corriere della Sera e del Sole 24 ore, la non ostilità del PD (e ce ne sarebbe stato un sacco e una sporta da dire), il professor Mario Monti ha portato a casa in termini di voti una percentuale vergognosamente misera. Geniale la strategia di chi vuole rimettere politicamente in pista un personaggio clamorosamente bocciato dagli elettori, di chi vuole resuscitare un uomo politicamente morto. Geniale la strategia di chi vuole emarginare quelli che sulle questioni della economia e del lavoro hanno posizioni radicali, non organiche alle compatibilità delle banche e della confindustria.
    E poi quelli di SWG non erano gli stessi che davano la coalizione di Centrosinistra al 36%?
    Questo moderatismo centrista agli italiani incazzati, e sono tanti, fa schifo, anche se viene mascherato da un rinnovamento “fuffa” ideologico come il giovanilismo e dall’antipolitica del rifiuto del finanziamento pubblico della politica.
    Un politica che esprime un completa subordinazione culturale alla mentalità dominante e ai poteri forti.
    Siamo completamente fuori strada. Con questa politica il PD perderebbe ancora la metà dei voti che andrebbero a Grillo e a SEL.

  2. Avrà forse ragione David Arboit e può essere che il sondaggio SWG non sia pienamente corretto però è fuor di dubbio che il PD di Bersani non ha vinto le elezioni, è solo andato vicino a vincerle (al Senato non ha numeri vincenti in autonomia)..Forse è il caso di rassegnarsi ad accettare il “nuovo che avanza” ,cioè Renzi anche se in parte snatura una parte del DNA del PD piuttosto che rimanere con un “codice genetico” puro e coerente ma poco appetibile . Come già scritto in altra sezione della Vs pubblicazione, meglio accettare di vincere (forse) con Renzi e cercare ,dopo, un compromesso interno al PD per evitare derive troppo centriste ,piuttosto che avvantaggiare il CDX o M5S e recriminare su quello che si poteva o doveva fare . Probabilmente il tessuto sociale degli elettori italiani è cambiato per quello che riguarda l’adesione alla sx ,ovvero tende a posizioni più moderate e,inconsciamente, più concilianti . E la percezione elettorale che dà Renzi è sicuramente affine a questa tendenza.oltre all’elemento, di grande attualità, del cambio generazionale caro a tutti i partiti. Per cui accettare la realtà (ammesso che sia davvero questa) può essere doloroso ma anche doveroso. Saluti.

  3. Sta diventando un incedere fastidioso questa mania del “renzismo”. Egli (RENZI) dopo aver preso la batosta delle primarie, elegantemente ha ammesso di aver perso. Dopo, teatrino compreso, incontri con Bersani, ha presentato il conto facendo mettere in lista “porcellum” alcuni suoi sostenitori, in condizioni di essere eletti. Presenza e fuga alla Direzione del PD. E’ bastato superare l’esito elettorale per sparare la bombetta. Egli (Renzi) subito “Bersani dichiari la rinuncia ai rimborsi elettorali!”, in chiave inseguimento a Grillo? QUESTO E’ IL NUOVO CHE AVANZA? Il Principe DE CURTIS direbbe … “ma mi faccia il piacere!!!!”
    Una verità bisogna dirla. Il PD, escluso Bersani, ha un gruppo dirigente fragile. Il rinnovamento è d’obbligo. Il Congresso dovrà essere l’occasione.
    OGGI: poche cose. Un governo che faccia alcune cose: lavoro (ovvero accensione del motore economico); legge elettorale; conflitto d’interessi. Comunq gli otto punti di Bersani sono già più che sufficienti.
    Poi di nuovo alle urne, primavera 2014.
    Il compagno Arboit, con una vaga accezione di neo-materialismo storico, di tipo marxiano, ha ragione.
    Le migliori menti vicine ad un neo-progressismo pensino:
    1) una nuova rivoluzione industriale dove, lavoro, capitale e materie prime;
    2)una nuova via culturale: miglioramento dell’istruzione e via via su altri fronti.
    Cordialmente.

  4. Il Suo non gentile ma compiuto commento evidenzia ,cosiccome il Suo pseudonimo che ,purtroppo (e non lo scrivo per offenderla ma per constatazione amara )che il Pd continuerà a rimanere “al palo” : uno splendido partito ,pieno di idee e di inizative ,e di teste ben pensanti come la Sua ,quella del dr Arboit e di tanti altri .Ma un partito per pochi (spero non pochissimi ) ,che non riesce a parlare ed a farsi capire dalla gente comune .Persino io ,che non sono l’ultimo cretino (non è un vanto ma laurea ,post laurea e master li ho conseguiti prima dei 40 anni ) faccio persino fatica a comprendere parte del Suo commento : “la vaga accezione di neo materialismo storico,di tipo marxiano “, “il neo progressismo” . Ma che roba è? Le elezioni non si vincono con questi concetti o questi “retaggi” ,si deve avere in mente quali sono le caratteristiche cultural-demografiche della gente e parlare ,spiegare in modo semplice e chiaro . E’noto che uno studio fatto in Piazza Duomo prima delle elezioni : alla domanda ai passanti ; cosa ricorda della campagna elettorale di Berluscono, Grillo , Bersani? Il primo toglierà l’IMU,il secondo manda tutti a casa ,il terzo ….è una brava persona.
    Nessuno degli intervistati ricordava uno,dicasi uno, dei punti elettorali espressi da Bersani e poi è andata come è andata. . Neppure a me piace particolarmente il “nuovo che avanza” ma il Pd deve imparare a comunicare ,non tanto a Lei che le cose le sa già tutte ma a quelli come me e tanti altri i quali si impegnerebbero volentieri in prima persona sia a livello locale sia a livello più diffuso a sostenere il PD . Ma la comunicatività dei contenuti va gestita da furbi : l’hanno ben capita Berlusconi ,Grillo e ,tempo fa ,Bossi i quali dicono ,spesso ,cose imbarazzanti ma che lasciano un segno ,una traccia su chi li ascolta e decide,quindi, di sostenerli. So che per Lei e per Arboit io ho banalizzato la questione qui posta riducendola ad una semplice disserzione su alcuni aspetti della interazione tra politici e cittadini (elettori) ma questo è un aspetto che il “nuovo che avanza” ha studiato e sviluppato benissimo e che,quindi,in una deflessione dei livelli culturale e sociale generali, meriterebbe di essere,(mi sconforta ammetterlo) valorizzato oppure rimaniamo o rimanete un manipolo nobilissimo ,rispettabilissimo ed intelligentissimo ma autoreferenziale , di intellettuali che interagisce con i livelli partitici più alti ma non riesce a comunicare gli ottimi e innovativi principi ,neppure gli 8 di Bersani , ad un numero sufficientemente elevato di cittadini. Spiace dirlo ma a chi vede da fuori, la differenza tra Bersani e Renzi ,è quasi tutta qua . Cordialità

  5. Della serie parla come mangi. Va bene certamente, per farsi capire è necessario. Vediamo se riusciamo a farlo.
    Non sto lì a spaccare il capello in 4 fg e dico che tutto sommato hai ragione. Voglio spiegare perché penso che hai ragione perché a proposito del perché tu hai ragione potrebbe capitare che abbiamo idee diverse.
    Verissimo che in campagna elettorale il Pd non ha dato un messaggio chiaro. Ma perché non lo ha dato? Perché è fatto da pseudo-intellettuali che parlano difficile e che usano idee vecchie e le dicono in modo vecchio? Non credo.
    In campagna elettorale il Pd non ha dato un messaggio chiaro perché non ha avuto il coraggio di decidere da che parte stare. Il Pd non ha avuto il coraggio di raccontare il cambiamento che vuole, come lo vuole fare il cambiamento, perché cambiare vuole dire accontentare qualcuno ma scontentare qualcun altro. Per non scontentare nessuno si scontenta tutti.

    Di quale cambiamento si è parlato in campagna elettorale?
    • Di cacciare via i vecchi politici perché sono li da troppo tempo e non hanno risolto un tubo. Di smetterla di dare i soldi ai partiti perché se li mangiano in tutti i modi (Grillo).
    • Di togliere l’IMU, ma anche di sanatoria fiscale tombale, di sanatoria per tutti gli abusi dell’edilizia, della magistratura che ti perseguita perché vuole farti rispettare leggi inutili che complicano la vita e non servono a niente (Berlusconi).
    • E il PD? Non pervenuto. Ma per forza: idee confuse e uomini che stanno lì per fare confusione!

    E allora di cosa bisognava parlare? Io dico che bisognava parlare di chi mette i soldi per sanare il bilancio dello Stato, per affrontare la crisi e per fare ripartire l’economia. Ma questo significava andare a testa bassa contro Monti che ha fatto politica per i ricchi e per mettere le mani nelle tasche della classe media, che diventa ogni giorno più povera, e dei poveri. Per esempio: quanti sono stati licenziati per colpa della legge Fornero per poi essere riassunti subito dopo a partita IVA? Tanti, le aziende ne hanno approfittato subito. Non raccontatemi la balla del mercato e della concorrenza perché i padroni (linguaggio semplice tanto per capirsi) licenziano per fare salire i profitti.
    Ma come si fa ad avere idee chiare quando nel PD ci sono quelli che quando è uscita la famosa “agenda Monti” hanno detto che andava bene così, e che bastava fare qualche piccolo cambiamento e diventava l’agenda del PD. E questi idioti non si erano nemmeno resi conto che con Monti era incazzata tutta l’Italia di destra e di sinistra. E magari hanno detto ok agenda Monti solo per fare i lecchini dei ricchi e dei potenti.
    Ma come si fa ad avere idee chiare quando nel PD ci sono quelli che il rinnovamento lo intento uguale e identico a Grillo (vedi sopra) e basta.
    Dice “ ma allora sei proprio vecchio, che cosa vuoi fare la guerra dei poveri contro i ricchi” roba superata perché non capisce che siamo tutti sulla stessa barca imprenditori e dipendenti. Vero che siamo sulla stessa barca ma il fatto è che gli imprenditori non hanno ancora capito che a forza di pagare sempre di meno i dipendenti e di non garantirgli in posto fisso nessuno compra più un tubo e le fabbriche chiudono. Se non hai il posto fisso, uno stipendio certo, come fai a mettere su famiglia a fare 2 o tre figli? I figli sono un impegno di spesa per vent’anni minimo. Diciamo che gli imprenditori non sono cattivi sono solo un po’ stupidi: hanno segato il ramo su cui erano seduti. Siamo sulla stessa barca ma andiamo a leggere i morti del Titanic: quanti di prima classe? Quanti di terza classe? È vero che hanno chiuso a chiave nella stiva quelli della terza classe perché le scialuppe erano poche?
    Occhio però, adesso che l’ho messa giù semplice e chiara, non voglio che salti fuori qualcuno a dirmi che parlare di ricchi e di poveri è una roba rozza, una semplificazione troppo semplice. Perché alla fine quando si parla di soldi non è il Pd che fa ragionamenti fumosi ma sono i ricchi che fanno gli intellettuali, che fanno le cortine fumogene e non si capisce più un tubo, e i giornali che stanno dalla parte dei ricchi (Corriere della Sera e Sole 24 ore) sono specialisti in questo.
    E non ditemi che ricchi e poveri da noi oggi non si capisce perché di gente che comincia a capire la parola povertà ultimamente da noi ce n’è tanta.

    P.S. In politica non serve gente che parla difficile per farsi bello, per dimostrare quanto è intelligente. Di questi qui sono piene le università e certi salotti borghesi di Milano. Quando parlano questi uno dice dentro di se “non ho capito un tubo” ma non ha il coraggio di dirlo forte perché ha paura di fare la figura dell’ignorante. Ci vuole po’ prima per capire che non hanno veramente detto un tubo e poi per dire semplicemente “smettila che mi hai rotto le scatole”.

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