UN PO’ DI CHIAREZZA: CHE COSA HA IN MENTE MATTEO RENZI?

Matteo Renzi

Matteo Renzi

di David Arboit

5 marzo 2013: Matteo Renzi incontra il Presidente del Consiglio pro tempore Mario Monti. Tema dell’incontro questioni istituzionali riguardo al Comune di Firenze (stessa ragione per cui a suo tempo, stando a quanto affermato da lui stesso, incontrò Berlusconi ad Arcore). Nessuno ci ha creduto.

6 marzo 2013: Matteo Renzi non interviene durante l’Assemblea nazionale del Partito Democratico, un’assemblea cruciale in una fase cruciale, motivo troppa gente iscritta a parlare. Nessuno ci ha creduto.

Questi due fatti possono essere definiti un comportamento ambiguo e questo comportamento autorizza a porre la domanda: che cosa ha veramente in mente Matteo Renzi?

L’ambiguità dell’assenza all’Assemblea nazionale è stata rilevata anche da Gianni Cuperlo nel suo intervento. Abbiamo vissuto oggi – ha detto Cuperlo – un momento di discussione molto seria e in alcuni tratti appassionata, carica di responsabilità, cosa che è propria del compito di un gruppo dirigente di fronte a una delle prove più difficili. Buona parte della discussione di questi giorni sia tra di noi sia su di noi ha ruotato attorno a una figura importante, autorevole, significativa del nostro Partito: Matteo Renzi. Ma il Sindaco di Firenze qui non ha preso la parola. Io mi chiedo e chiedo a noi tutti – ha continuato Cuperlo – se questo è oppure no un nodo che investe la nostra democrazia interna, e cioè la questione di che cosa è un partito, di come discute e di come decide. Ognuno fa ciò che vuole e decide liberamente dove collocare la sua autorevolezza, ma quello che non funziona sono le logiche di percorsi paralleli che nella politica possono risultare letali.

L’ambiguità del comportamento di Renzi è stata rilevata anche da molti notisti politici, che sulle pagine dei loro quotidiani (esemplare il caso del Corriere della Sera), si sono esercitati nell’immaginare una risposta logica e plausibile alla domanda “che cosa ha in mente Matteo Renzi?”.

Faccio allora anch’io questo esercizio di immaginazione, cioè di interpretazione di alcuni comportamenti-simbolo come indizi di un progetto politico. Ieri è passato di sfuggita in Assemblea nazionale, non ha parlato e non ha votato. Valenza simbolica di questo comportamento? In primo luogo significa che queste riunioni, questi momenti di democrazia interna del partito sono rituali inutili, basta che ognuno scriva sul web o comunichi ai giornali quello che pensa. Secondariamente: mani libere, nessun impegno!

Matteo Renzi sta giocando in proprio, sta giocando una sua personale partita dentro, ma soprattutto fuori dal Partito.

Se si andrà più o meno rapidamente alle elezioni Renzi proporrà un’altra tornata di primarie che sull’onda della sconfitta di Bersani ritiene di poter vincere.

Quale partito e quale politica proporrà Renzi durante le primarie prossime venture? Un partito che riguardo agli uomini dovrà essere completamente e totalmente rinnovato. Un partito che riguardo al finanziamento pubblico dei partiti, numero di parlamentari ecc. si posizionerà su una linea Beppe Grillo. Un partito più vivace, più agile, che abolirà i rituali obsoleti della democrazia interna, tipo l’Assemblea nazionale, e proporrà magari la democrazia diretta via web (ancora Grillo). Un partito che riguardo alla politica economica (ma di questo si dovrà parlare il meno possibile) proporrà una linea molto moderata, un partito sostanzialmente allineato all’agenda Monti (che quasi tutti i suoi sostenitori hanno apprezzato). Un partito quindi che a partire da questa politica economica taglierà i ponti a sinistra emarginando SEL.

Fantasie? Vedremo.

Ammesso e non concesso che sia vero, si tratta di un progetto politico sbagliato a cui io non potrei aderire. Il punto cruciale posto dai risultati elettorali, e che il PD deve affrontare, non è certo un problema di maquillage elettorale e propagandistico, è un problema sociale fondamentale: come è possibile rispondere con una proposta seria e democratica al disagio sociale prodotto da un sistema economico ingiusto? La risposta moderata data in campagna elettorale dal PD ha allontanato gli elettori che sulla loro pelle pagano il prezzo della ingiustizia economica. Se si vuole essere coerenti con lo slogan “Un Italia giusta” la risposta non può che essere una politica economica radicalmente democratica, un politica che inserisca elementi di responsabilità sociale nelle dinamiche dell’economia, una reale democratizzazione dell’economia. La parola d’ordine dei democratici deve essere “democratizzare l’economia”.

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Pubblicato il 7 marzo 2013, in POLITICA NAZIONALE con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Lei ha ovviamente ,per me almeno,,ragione ma ,visto l’esito elettorale il manquillage politico è,purtroppo,necessario : la strategia elettorale di Grillo e le promesse ,pur populiste,di B., hanno avuto il loro esito soddisfacente (per i due leaders). Il PD,in vece, scegliendo la strada della trasparenza e della lealtà nei confronti degli elettori, pur partendo da favorito, ha raccolto meno consensi del previsto..Questo esito dovrebbe insegnare molto ,ovvero che l’acquisizione dei consensi elettorali,fondamentali x governare, deve essere fatta con tecniche e con modalità che non devono convincere il sottoscritto e altri che hanno,scusi l’immodestia, o pensano di avere gli strumenti sufficienti per comprendere Bersani e quanto dichiarava in campagna elettorale. Il problema è convincere,attrarre ed intercettare ben più ampie fasce di elettori e ,forse, Renzi ,in questo, potrebbe essere più competitivo di Bersani al confronto con Grillo e B. Il fatto che Lei ed altri non aderireste ad un progetto politico prodotto da Renzi sarebbe un peccato grave perchè significherebbe privare il Vs partito,sia a livello locale che a livello nazionale, di teste ben pensanti,le quali,in vece, potrebbero ricondurre i “renziani” su posizioni più confacenti allo spirito del PD “bersaniano.”.Ma prima bisogna vincere, se si ripeteranno, le elezioni . E di fronte a iperboliche dichiarazioni o promesse sull’IMU è necessario contrapporre messaggi e promesse (ovviamente realistiche e realizzabili ) chiare e semplici sennò finisce come il 24 febbraio. In definitiva ,a mio modesto parere: per fare politica ci vogliono contenuti,trasparenza e onestà e il PD li ha tutti: per attrarre il voto degli elettori ci vogliono tanta immagine e comunicatività e ,sebbene possano sembrare aspetti meno nobili ,sono quelli che Renzi ha più di Bersani.Lasciare al primo le redini e,dopo, discutere ed ,eventualmente, imporre (democraticamente) i principi cui Lei fa riferimento. In caso contrario si rischia di avere un PD che dia l’impressione di essere un bel laboratorio di idee ma un pò troppo lontano dalla gente comune,che ,quindi, esita a dargli il proprio voto. Saluti..

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