INTERVISTA A MATTEO ORFINI: CON M5S O SI VOTA A GIUGNO

Daniela Preziosi, Il Manifesto, 05 marzo 2013

Parla il ‘turco’ Orfini, Pd: «No governissimo, no a qualsiasi governo senza Grillo. E lui decida: urlare le cose in piazza o farle». «Se si torna alle urne si passa per nuove primarie». «Dobbiamo tornare nei ceti popolari, l’agenda Monti spazzata via dal voto, Renzi prenda atto che il suo vate economico ha preso l’1 per cento».

Matteo Orfini, Grillo alla riunione dei suoi ha detto un altro no al governo Bersani. Se la scelta è o con Grillo o voto, non resta che il voto. 

“Come dice Grillo, ci vedremo in parlamento. Noi faremo proposte chiare per risolvere alcune emergenze del paese: ridurre gli sprechi, i costi della politica, dare una mano a chi sta peggio. A questo punto la cosa sarà semplice: o sì o no. E se è no si vota. Non possiamo accettare l’idea di un governo nella cui maggioranza non c’è il movimento 5 stelle. Sarebbe una cortesia a loro, che non abbiamo nessuna intenzione di fare. La linea di Grillo è la stessa di Berlusconi: un governo Pd-Pdl. Ma li deluderemo entrambi”.

Puntate, nel caso, al voto di un gruppo di grillini “dissidenti”?

“No, gli Scilipoti non ci interessano. Puntiamo a una risposta politica di tutto il movimento: si assumano le responsabilità che gli elettori gli hanno attribuito”.

Per il Pd “responsabilità” è, da anni, una parola chiave. Per Bersani persino una bandiera. Ma un movimento come M5S funziona, sembra, in tutt’altra maniera. L’appello alle responsabilità credete che con loro funzioni?

“No, e non credo neanche che debba essere la ‘responsabilità’ a tenere insieme un partito. Casomai è una categoria che dovrebbe accomunare tutti. Noi non siamo il partito della responsabilità, è una rappresentazione a cui anche noi abbiamo ceduto e non ci ha fatto bene. Noi siamo un partito di sinistra. Poi siamo responsabili, ma non è questa la nostra carta d’identità. Né dobbiamo fare neanche l’errore opposto: noi siamo alternativi al M5S, non siamo d’accordo con molte cose. Tant’è che il programma che presentiamo è limitato ad alcune: dimezzare i parlamentari, ridurre le indennità, dare una mano ai precari e ai disoccupati, sbloccare i finanziamenti alle imprese, conflitto di interesse. Grillo deve capire se quelle cose le vuole solo urlare nei cortei o se le vuole fare. In parlamento. Fanno sorridere quelli che oggi, siccome il M5S ha preso tanti voti, diventano grillini. Non facciamoci prendere dalla sindrome di Stoccolma”.

Faccia un esempio. 

“Ho visto che Renzi propone di abolire il finanziamento ai partiti e darne i soldi alle case popolari. Messa così, perché non aboliamo le elezioni, che costano tanto? La democrazia ha un costo, il finanziamento serve a garantire che i più deboli possano fare politica anche senza conoscere un miliardario. Che sia Berlusconi o Grillo cambia poco, in questo senso: è il modello che è sbagliato”.

No all’abolizione del finanziamento?

“Sì alla riforma. Il modo in cui viene utilizzato fa schifo, siamo d’accordo. Abolirlo però è instaurare la plutocrazia”.

Fra dire “si vota” e votare c’è di mezzo un nuovo capo dello stato. Se il governo Bersani non dovesse nascere, come immagina il ritorno alle urne?

“Per eleggere il nuovo presidente della repubblica si seguirà la strada costituzionale. O con un governo che porta il paese alle urne a giugno, o facendo rimanere in carica quello che c’è. A meno che non si riesca a fare una nuova legge elettorale: ma mi sembra improbabile”.

Nel Pd sembra esserci una maggioranza contro il “governissimo” Pd-Pdl, si vedrà domani in direzione. Ma alcune voci autorevoli sono per il cosiddetto “governo del presidente”. Un governo “diversamente tecnico”. 

“Io dico no a qualsiasi maggioranza senza M5S. Un nuovo Monti, anche con personalità esterne, senza i voti delle 5 stelle per me è altrettanto irricevibile”.

Anche se il premier indicato dal Colle fosse Barca, molto vicino al Pd?

“Sì, il punto è politico. O M5S si assume la responsabilità di governo o in sostanza si tratta ancora della proposta Berlusconi-Grillo. I presidenti della Repubblica hanno il dovere di cercare di costruire le condizioni perché ci sia un governo. Ma nessuno può obbligarci a fare una maggioranza con i responsabili del disastro del paese”.

Veltroni non la pensa così. 

“L’ho letto con rispetto. Ma i gruppi parlamentari usciti dalle primarie sono diversi da quelli usciti da casa Veltroni-Bettini. E siccome decideremo nei gruppi parlamentari, dove peraltro c’è anche Sel, con cui abbiamo un vincolo di coalizione, ho la sensazione che l’orientamento prevalente non sia quello”.

E’ un tema importante, nel Pd, direbbe lei: di rango congressuale. 

“Il congresso ci sarà. Perché noi oggi abbiamo una doppia responsabilità: indicare la via migliore per il paese e ricostruire la sinistra italiana. Per la prima ho già detto, per la seconda bisogna capire che si è chiuso un ciclo storico: sarà inevitabile un ricambio generazionale alla guida del Pd, e che discuta su cosa dev’essere il Pd. Credo che il voto sia andato così perché da vent’anni non parliamo più ai ceti popolari. E non abbiamo capito la rabbia che covava aveva bisogno di una risposta diversa. Abbiamo passato un anno non dico a sostenere Monti – anche se alcuni di noi avevano provato a dire che sarebbe stato meglio votare prima – ma a fare dell’agenda Monti il centro del dibattito del Pd. Un’agenda che è stata spazzata via dagli elettori. Quell’idea di austerità non è sostenibile per nessuno”.

I renziani “filomontiani” del Pd dicono: nessuna “sterzata” a sinistra, il voto dimostra che lì non c’è più uno spazio. 

“Potrei rispondere che il vate economico di Renzi, Zingales, ha preso l’1 per cento. E che l’agenda Monti ha fatto una figura magra. Ma parlo di ceti popolari: che o non hanno votato, o hanno votato Grillo. Il punto non è recuperare i voti di sinistra, ma se la sinistra deve rappresentare i ceti popolari. Secondo me sì, non solo quelli, ma sì. E quando si dice ‘sterzata a sinistra’, come ha detto giustamente Andrea Orlando, significa ri-radicare il Pd nei luoghi dove dovrebbe naturalmente stare”.

Se si tornerà a votare presto, ripresenterete la squadra attuale?

“No. E’ evidente che in quel caso ci saranno nuove primarie. Non si può far finta che non è successo nulla. Vedremo chi si candiderà”.

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Pubblicato il 5 marzo 2013 su POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. leggo alla fine…..”Il punto non è recuperare i voti di sinistra, ma se la sinistra deve rappresentare i ceti popolari.Secondo me si, non solo quelli, ma sì.”……
    E fino ad adesso dove eravate, nei salotti degli “intellettuali di sinistra” a raccontarvela tra di voi che siete i migliori….?

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