VERSO LA CONCLUSIONE L’ITER PER LA NUOVA CONVENZIONE CON LA MATERNA DON STEFANO BIANCHI

nova_terra2[ di Giambattista Maiorano ]

Tutto è bene quello che finisce bene. Dopo Nova Terra, arriva in porto la nuova convenzione con la materna don Stefano Bianchi.

La ragionevolezza alla fine si è imposta e la materna, con l’approvazione del Consiglio Comunale chiamato ad esprimersi nel merito della convenzione, potrà continuare a svolgere quella sua funzione pubblica senza la quale Buccinasco non sarebbe in grado di soddisfare l’intera richiesta del servizio come lo è stato in passato. Un servizio, il ciclo scolastico per l’infanzia vale la pena chiarirlo, che seppure non obbligatorio, riteniamo essenziale e di grande valenza sociale.

Non è stato semplice ed il traguardo lo si è visto solo dopo un confronto, dai toni spesso duri e talvolta persino sguaiati ed a tratti francamente pretestuosi. Pretesto era il supposto dovere dell’Amministrazione a ripristinare il passato come se nulla fosse successo. Pretesto era la conservazione della “parità” che vedeva lievitare anno dopo anno l’impegno finanziario del Comune chiamato a conguagliare i più ridotti o mancati contributi di altri enti quali Stato e Regione. Pretesto è stato il tentativo di contrapporre Buccinasco al comune di Roncade nel trevigiano con l’innesto immediato della retromarcia una volta resisi conto che il contributo offerto da tale amministrazione era pari a poco più di un terzo di quello erogato alla materna Bianchi. Pretesto era il dovere a garantire un numero sempre uguale di bambini anche a fronte di impoverimento delle classi delle materne statali a causa del continuo assottigliarsi del tasso di natalità. Pretesto era l’accusa di barare sui numeri del bilancio comunale e sull’incidenza delle singole voci di spesa al grido “tutti paghiamo le tasse” fingendo di dimenticare i relativi livelli di destinazione.  E fermiamoci qui.

Più interessante è infatti rilevare il contenuto sottoscritto della nuova convenzione che saluto come positivo per l’Amministrazione e che alla stessa scuola offre certezza finanziaria e capacità di governare gli aspetti gestionali in funzione di un quadro demografico prospettico che inciderà fortemente su tutti i plessi delle materne presenti sul nostro territorio.

Intanto è stato stabilito il principio di un tetto non superabile di contributo, perché di contributo si tratta e non di una rivendicazione di un diritto acquisito come spesso si è teso a presentarlo. In bilancio è stata appostata la cifra massima da corrispondere di 470.000,00 euro. Di tale cifra, la quota fissa di 36.000 euro, riconosciuta dalla gestione commissariale (dr.ssa Iacontini), è stata elevata a 160.000,00 euro. La cifra restante di 310.000,00 euro riconosce un contributo per bambino residente di 500,00 euro annui e l’eccedenza in un contributo ripartito sulle quattro fasce ISEE da un minimo di 500,00 euro ad un massimo di 1.300,00 complessivamente per 280 bambini residenti per il primo anno scolastico e, a scalare, di 10 in 10 per gli ulteriori anni di valenza in attesa di una doverosa revisione ed una verifica puntuale al termine del terzo anno.

E’ facilmente intuibile che la logica determinata consentirà già dal secondo anno (2014/15) recuperi economici progressivi che l’Amministrazione si impegna a destinare comunque all’ambito scolastico pubblico nella realizzazione di progetti didattici ad oggi impossibili da realizzare per l’assoluta esiguità delle risorse disponibili. E questo per quanto attiene gli aspetti più meramente economici.

Ci sono poi tutta una serie di stringenti controlli che l’Amministrazione ha il dovere di effettuare in funzione e nel rispetto dell’erogazione di soldi pubblici e di obblighi a cui dovrà sottostare la cooperativa di gestione al fine di garantire la regolarità e la continuità del rapporto. Il tutto inserito nel contesto della più ampia trasparenza e chiarezza giuridica.

Un aspetto non marginale è certamente la considerazione di ordine politico da un lato ed il chiarimento di elementi di qualificazione della scuola materna dall’altro.

 Sul primo cade miseramente l’accusa di pregiudizialità frequentemente rivolta alla maggioranza che mi sostiene. Con l’acquisizione di questo risultato si realizza l’impegno che le forze politiche di centrosinistra si sono assunte già in campagna elettorale. L’obiettivo è sempre stato il riconoscimento della funzione pubblica della scuola materna don Stefano Bianchi, la sua valenza storico/educativa, il dovere di ottemperare con equilibrio e nel rispetto del pluralismo al principio costituzionale della sussidiarietà per quanto di competenza e di possibilità per la finanze comunali che hanno visto in questi ultimi anni pesanti tagli al suo bilancio. Tutto è stato possibile abbandonando, e non sempre senza fatica, pregiudizi ideologici ed ombre di preconcetti. Abbiamo accettato la sfida della realtà e continueremo a battere questa strada.

Sul secondo aspetto, chiunque avrà notato che mai ho usato l’aggettivo “parrocchiale”. Mi preme un’ulteriore precisazione rispetto a quelle fornite nel passato. L’aggettivo resta nel contesto della rinnovata convenzione. Resta non perché di per sé sia giusto, ma unicamente  perché la cooperativa, all’atto della sua iscrizione all’albo regionale delle cooperative sociali nel settembre 2006 e non un secolo fa, lo ha inserito nella sua ragione sociale pur consapevole che la reclamata autonomia avrebbe comportato il depennamento dall’annuario diocesano e la perdita della relativa tutela diocesana. Una furbata? Ciascuno la interpreti come meglio crede. Meglio, a mio modestissimo avviso, sarebbe stata la rinuncia a tale aggettivo che avrebbe reso tutto più facile sia sotto il profilo della comprensione intellettuale che delle responsabilità di gestione non attribuibili alla Parrocchia in quanto tale realtà più complessa ed ampia. Nulla avrebbe tolto alla legittimità di una lodevole iniziativa assunta da un gruppo specifico della galassia ecclesiale ed all’attenzione particolare che la Parrocchia riserva a quanto viene esercitato all’interno dei propri locali.

Nel merito, anche al fine di depotenziare quanti mi hanno accusato di soffrire di fisime e traveggole, lascio parlare il parroco, don Maurizio Braga, che così rispondeva ad una mia missiva ufficiale:

“E’ evidente che con la nascita della cooperativa negli anni 70, poi confermata dallo statuto del 2004, la parrocchia non è più coinvolta dal punto di vista giuridico/amministrativo nella gestione della scuola per l’infanzia. Ed è per questo motivo che la curia ha depennato la scuola dalle sue competenze. Ma immagino che l’aggiunta dell’aggettivo “parrocchiale” nella ragione sociale della scuola sia per esprimere la volontà da parte della parrocchia di un legame permanente ideale e sostanziale per quanto riguarda questa realtà.”

Tutto molto chiaro. Né più, né meno di quanto vado sostenendo dal lontano 2006.

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Pubblicato il 28 febbraio 2013, in COMMISSIONI, CONSIGLIO COMUNALE, POLITICA LOCALE con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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