QUANDO LA MANO INVISIBILE DEL “LIBERO” MERCATO DIVENTA VISIBILE

di David Arboit

Finmeccanica. Il dibattito pubblico infuria attorno al dilemma corruzione/commissioni. In Italia siamo condannati a una lettura giudiziaria di qualunque cosa, anche dei fatti economici. Eppure da questo caso economico-giudiziario emergono aspetti economici che sono assai più rilevanti degli aspetti giudiziari.

Nell’intervista pubblicata oggi sul quotidiano “La stampa” a Jagdish Bhagwati, professore alla Columbia University di New York, un’autorità mondiale nello studio e nella pratica dei commerci internazionali, leggiamo la seguente affermazione:

«La corruzione – chiede il giornalista – è il sistema con cui funzionano i mercati internazionali? “Sostanzialmente sì –risponde Bhagwati –. Ma bisogna saper distinguere, perché ci sono diversi livelli. Supponiamo che un paese importante mandi una delegazione in India guidata dal capo del governo, e prometta alle autorità di Nuova Delhi di aiutarle in Kashmir, in cambio di una grande commessa a cui tiene. Non si spostano soldi, non ci sono tangenti, ma arriva sostegno politico a livello internazionale e magari qualche fornitura di armi. Come la chiamate, questa? Oppure si costruiscono scuole, ospedali, strade, in cambio dello sfruttamento di un giacimento. I più sofisticati si comportano così e sono inattaccabili, quasi generosi. Gli altri, un livello più sotto, pagano le tangenti, e finiscono nel mirino dei procuratori. Poi c’è la corruzione di livello più basilare, quella che serve a far funzionare il sistema a livello locale, che esiste a Nuova Delhi come a New York”».

Molto chiaro direi. Il libero mercato come luogo di una competizione onesta che offre a tutti pari opportunità e premia il migliore produttore con il migliore prodotto non mi pare sia una rappresentazione adeguata della realtà. «La corruzione è il sistema con cui funzionano i mercati internazionali. […] Poi c’è la corruzione di livello più basilare, quella che serve a far funzionare il sistema a livello locale».

Il “libero mercato, quindi, come luogo di una guerra a colpi mazzette e corruzione.

Il libero mercato luogo di una guerra, in un certo senso vera e propria, una guerra combattuta dai servizi di intelligence (leggi qui). In questa guerra economica, che vede l’intelligence come punta di diamante dello schieramento, l’Italia rischia si soccombere perché non è adeguatamente preparata (leggi qui).

Infine è di alcuni giorni fa la notizia che Barak Obama ha deciso di citare in giudizio per danni l’agenzia di rating Standar&Poor’s, una delle tre grandi agenzie (le altre due sono Moody’s e Fitch) che stabiliscono il valore dei titoli nel mondo. Il risarcimento richiesto dal governo americano è di 5 miliardi di dollari. Secondo il Dipartimento della giustizia americano S&P’s avrebbe ampiamente contribuito alla esplosione della crisi finanziaria mondiale, “gonfiando” le valutazioni di alcuni mutui ipotecari e quindi avrebbe alterato, distorto, truccato le carte, contraffatto il mercato.

A questo punto, signori miei, che cosa veramente resta della “libertà” del “libero mercato? Che cosa si può realmente, effettivamente, sensatamente e onestamente (quest’ultimo avverbio si riferisce agli economisti apologeti del liberismo) associare alla mano invisibile regolatrice del mercato, alla capacità di autoregolamentazione del mercato? Nulla, o forse, solo un vecchio mito ampiamente superato. Il libero mercato è il luogo della guerra, della lotta senza esclusione di colpi, dove barare al gioco è la regola, perché lo fa spesso anche l’arbitro.

Più persuasivi di qualunque chiacchiera: il documentario “Inside Job” di Charles Ferguson, con Matt Damon (2010); il film “Wall Street 2 – Il denaro non dorme mai” di Oliver Stone, con Michael Douglas (2010).

P.S. Finmeccanica: corruzione/commissioni è questo il nocciolo del tema? E se fosse tutta una montatura per depredare il nostro paese di aziende strategiche e all’avanguardia?

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Pubblicato il 15 febbraio 2013, in ECONOMIA POLITICA, EDITORIALI con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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