SAVINO PEZZOTTA : «NO SCELTE VECCHIE QUI L’UNICA NOVITÀ È AMBROSOLI»

savino_pezzottaSUSANNA TURCO

L’Unità, 11 febbraio 2013

Quando nel 1939 la mgm lanciò in sala il film Ninotchka, il tormentone della campagna pubblicitaria fu «La Garbo ride!». Ecco, fatte le proporzioni e con il dovuto rispetto, nella domenica in cui scoppia la questione del voto disgiunto in Lombardia su Ambrosoli, il sempre serioso Savino Pezzotta, raggiunto al telefono, per prima cosa scoppia in una lunga e significativa risata. Eccezionale come quella della Garbo. Pezzotta ride, sarebbe lo slogan. «È esploso il caso. Sta succedendo di tutto. Albertini ha persino detto che io sono peggio di Fassina e Vendola, capisce? E voi continuate a dire che sono moderato». Segue un’altra risata, che vale più di qualsiasi commento politico per un uomo che ha appena lasciato l’udc in polemica con Casini e con le modalità di discesa in campo di Monti. Vale come dire: vedete di cosa parlavo?

Insomma Pezzotta, lei – che si definisce «a-montiano» – è tra i moderati del centro popolare che sostengono che alla Regione Lombardia bisogna votare Ambrosoli, cioè il candidato del Centrosini- stra. E non Albertini, che pure ha l’appoggio del professore. Che fa, si sposta a sinistra?

«Ma no. In Lombardia quello che bisogna cogliere come grande novità è che dopo diciotto anni c’è la possibilità di cambiare, destrutturare il blocco di potere che ha dominato la regione in modo pervasivo. E, per coglierla, basta ricordare perché si va a elezioni anticipate: non c’è di mezzo il fato, o l’intervento degli dei. Si va al voto perché la Giunta regionale lombarda non ha più retto di fronte alla sequela di episodi di corruzione e malaffare messi in luce dai magistrati. Ecco perché».

E dunque?

«Vogliamo continuare a sostenere quel blocco di potere? Io dico di no, indipendentemente dalle logiche di schieramento o dalle ideologie. Dico no, con un atto concreto e razionale. Ambrosoli, candidato di una lista civica che raccoglie l’adesione di alcuni partiti, è un’opportunità per chi vuol cambiare la politica, un’opportunità riformatrice perché va dentro, in profondità nel sistema. In questo senso invito i democratici di qualsiasi schieramento a sostenerlo».

Il candidato più civico che abbiamo trovato, ha detto l’altro giorno Pier Luigi Bersani.

«Appunto. È un personaggio pulito, trasparente, non viene dalla sinistra ma dalla società civile, ha la legalità nei cromosomi, tutti lo capiscono quando parla, compreso il sottoscritto che ha sempre fatto fatica a capire la metalingua della politica».

Monti invece continua a dirgli no e sostenere Albertini.

«Ritengo un errore quella scelta. E Monti non lo capisco. Albertini fino a un mese fa inciuciava con Berlusconi e con Formigoni. È un uomo pigliatutto da vent’anni. È vecchia politica, mi sembra chiaro».

Il montiano Mario Sechi dice che al contrario è il voto disgiunto a essere un inciucio, una roba da vecchia politica.

«Un montiano serio, un lombardo, oggi vota per Ambrosoli, se crede nel rinnovamento. Ho invece il sospetto che da parte del professore si voglia riproporre in termini diversi un modello già visto; sostituire Berlusconi e fare al suo posto un altro centrodestra. Io non ci sto. E certo è che, se Monti in Lombardia è Albertini, molti temperati come me dovranno fare altre scelte».

Beh, si direbbe che Monti voglia in questo modo dialogare con i moderati delusi da Berlusconi, no?

«Io capisco voler conquistare l’elettorato. Ma l’elettorato. Noi invece qui siamo in una situazione paradossale: siamo contro Berlusconi, epperò recuperiamo i suoi sodali. Questo non è rinnovamento, è vecchia minestra riscaldata. Chi è stato complice del populismo, può guidarci oltre il populismo? Non credo».

E crede che il voto disgiunto sia utile?

«Non dico che è utile, dico che è necessario. Perché se Ambrosoli perde, è la Lombardia che va indietro, che rinuncia alla sua vocazione europea e nazionale e resta negli angusti confini in cui l’hanno rinchiusa quindici anni di berluscon-leghismo».

E il voto per Albertini?

«È un voto sterile, perché non produce qualcosa di nuovo: sostiene un pezzo del vecchio. Dire che Albertini è nuovo è come dire che sono nuovo io: Pezzotta nuovo? E giù tutti a ridere. Riproporlo, dà luogo all’idea che non si riesca a superare il monopolio dei partiti: perché certo quel monopolio non lo superi mettendo qua e là qualche persona che non viene dalla politica. Lo superi mettendo in campo la società civile. E intorno ad Ambrosoli, la vedo».

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Pubblicato il 11 febbraio 2013 su LOMBARDIA, POLITICA LOCALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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