LA SCUOLA A BUCCINASCO: PARLIAMONE

SCUOLA[ di Guido Morano ]

Mi sembra che passata l’emergenza PGT e approvato il bilancio di previsione per il prossimo quadriennio, si possa, come da molti auspicato, aprire dentro l’Amministrazione e tra i cittadini, un serio confronto sulle scuole di Buccinasco, non intese in questo caso, semplicemente come strutture.

Mi permetto di farlo io sulla base delle personale esperienza professionale ed essendo stato assessore alla “partita” nei 5 anni della Giunta Carbonera.

Intanto credo sarebbe opportuna una riflessione “conoscitiva” sullo stato “dell’arte”: in questi ultimi anni molte trasformazioni sono avvenute, dentro la scuola e fuori.

Mi chiedo, ad esempio, che riflessi hanno provocato sia la “controriforma” Gelmini sia i continui tagli dei governi Berlusconi e Monti, alla qualità dell’offerta formativa in particolare nelle elementari (perdonate se continuo a chiamarle così), dove se si è riusciti almeno qui, a salvare il tempo pieno, si sono ridotte le copresenze, il numero dei progetti educativi, le ore di sostegno aumentando per contro il numero degli allievi per classe.

E alle medie, la sostanziale riduzione del tempo scuola che effetti ha prodotto sulla qualità della didattica, del rapporto alunni insegnante, dei numerosi progetti messi in campo negli anni.

E in generale, la crisi economica che ha colpito pesantemente la gran parte delle famiglie, che danni ha prodotto nell’attenzione dei genitori verso i figli e delle famiglie verso la scuola.

E le continue incertezze che travagliano l’universo degli insegnanti, dalla precarizzazione  permanente, al blocco dei contratti, all’assenza di qualsiasi investimento sulla formazione e l’aggiornamento, hanno influito sulla serenità e la professionalità dei docenti.

E tutto questo come si colloca in un contesto culturale che relega la scuola alla funzione  di “parcheggio provvisorio” per i giovani in attesa di un  futuro sempre più incerto o di valvola di sfogo occupazionale per laureati  precarizzati a vita. Tutto ciò  non può non agire negativamente sulla qualità della scuola e sulla qualità dei ragazzi che da questa scuola escono.

Vi è poi tutto il capitolo del rapporto scuola famiglia e della gestione della scuola.

La mancata riforma degli organi collegiali, il progressivo distacco delle famiglie dai problemi della scuola hanno, anche a Buccinasco, impoverito gli organi collegiali e i comitati genitori, in passato fonti di numerose iniziative. L’accorpamento dei 3 circoli in 2, la mancata assegnazione del dirigente per il nuovo circolo di Emila, 1 Maggio, Mascherpa e il prossimo pensionamento della Prof.ssa Cameroni, dirigente per l’altro, non possono che aumentare il senso di precarietà e incertezza.

Credo quindi che sia necessario definire lo “stato di benessere” della nostra scuola, verificando, quanto è profondo tra i ragazzi e tra le famiglie il disagio per questa situazione.

Ad esempio so che i doposcuola parrocchiali sono sempre più affollati, che sono sempre più numerosi i ragazzi incerti nel passaggio dalle medie alle superiori, che la richiesta di interventi di sostegno psicologico per i bambini e le loro famiglie, crescono dalla scuola materna in su.

L’impressione è che, sotto una superficie apparentemente normale o di benessere, basta vedere la quantità e la qualità delle auto che si ammassano alle uscite delle scuole,  si celi una situazione di malessere, spesso relegata dentro e  alle famiglie, già in difficoltà.

Termino qui queste prime considerazioni, con l’invito a tutti ad intervenire e con l’impegno a continuare con un secondo capitolo dedicato a: cosa fa il Comune cosa può fare di più.

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Pubblicato il 11 febbraio 2013, in EDITORIALI, POLITICA LOCALE, SCUOLA con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Leggo le considerazioni di Guido e ripenso al periodo passato avendolo come assessore all’istruzione. Sembra passato un secolo, eppure si tratta solo di una manciata di anni. Le cose, la situzione, le condizioni cambiano di anno in anno. Ora, finalmente, è più chiara la strategia inaugurata qualche anno addietro, mirata allo svuotamento, all’impoverimento costante e graduale della scuola, di sicuro quella pubblica – la privata non la conosco.
    M’interrogo sul da farsi e mi scopro sempre più stanco, demotivato, quasi come trascinandomi verso il traguardo della fine del ciclo di mia figlia – la piccola che frequenta la 1a media (ricordi Guido, si chiamava così). Allora mi guardo attorno e cerco disperatamente uno stimolo che mi faccia tornare la volontà di fare, quella che avevo durante gli anni passati e che ora ho forse dirottato verso altri interessi.
    Di sicuro, quello lanciato da Guido, è un richiamo assordante, un richiamo a tutti noi: amministratori, addetti ai lavori o famiglie che siano.
    MaP

  2. Ci sono aspetti sui quali ,dandoVi ragione pienamente , si è costretti a “muoversi” in spazi d’azione strettissimi e delimitati dalla nota riforma “epocale” del penultimo ministro dell’Istruzione nonchè dai “tagli” che ,progressivamente, sono stati inferti agli Enti Pubblici ,Scuola compresa. E fin qui il problema è nazionale e formulare contenuti innovativi e recuperare il coinvolgimento delle famiglie (ammesso che queste ultime lo vogliano) è diffusamente arduo . Poi,però, ci sono aspetti peculiari e locali,indipendenti da quelli nazionali ,sui quali,in vece, i margini di iniziativa potrebbero avere una maggior ampiezza a patto di superare eventuali personalismi o unilaterali e condizionanti visioni ,rispettabili ma,talora anacronistiche . Mi riferisco ,per esempio, al rapporto scuola-territorio oppure alla possibilità di integrare le materie istituzionali con materie (queste ultime in senso lato) di ausilio alla crescita degli studenti . Un esempio classico sul quale Buccinasco è sempre stata deficitaria è quello della promozione alla salute , la quale ha efficacia e può lasciare un segno benefico sulla maturazione personale quanto prima viene svolta e quanto più viene affidata a esperti (reali e non improvvisati o “promossi sul campo” perchè simpatici agli orientamenti ideologici di una amministrazione o di un’altra). Basterebbe confrontarsi con i plessi scolastici dei comuni confinanti per cercare spunti,suggerimenti ma anche collaborazioni e partnership . Esiste un PdZ che spesso viene dimenticato ,esistono Enti Pubblici (quindi a costo zero) – ASL,Ospedali- o Privati no profit -Associazioni , Volontariato,ecc- che potrebbero essere tranquillamente consultati per rendere la Scuola ( e,forse,anche le famiglie) più agganciata alla società ed alla sua multifattorialità senza nulla togliere alle giuste necessità di rispettare i programmi ministeriali . Su questo Buccinasco, ,dirigenza comunale e scolastica, ovvero su come ha agito negli ultimi due decenni dovrebbe interrogarsi e riflettere. Saluti.

  3. Il prossimo week end andremo a votare.
    Ecco la prima considerazione la vorrei fare partendo da qui. Dove andremo a votare? Andremo nelle scuole.
    E in quali scuole?
    Quelle pubbliche.
    Mio figlio Leonardo, 9 anni rimarrà a casa 5 giorni di cui tre lavorativi! TRE GIORNI LAVORATIVI! Cosa vuole dire lasciare a casa un bambino di 9 anni 3 giorni? Ve lo dico io: vuole dire rivoluzionare la vita di migliaia di famiglie (genitori, nonni, esborsi per baby sitter, giorni di ferie e mille altre acrobazie), vuole dire considerare il tempo scuola qualche cosa di secondario, secondari i tempi che si sono dati gli insegnati, secondario il calendario scolastico che si era stabilito l’anno precedente…. Insomma tutto secondario.
    E quando entriamo nelle nostre scuole, guardiamole.
    Ma guardiamole bene. Perché quelli sono i luoghi in cui i nostri figli trascorrono gran parte del loro tempo.
    A guardarle bene ci si renderà conto che la maggior parte delle cose che rendono quegli ambienti decorosi sono dovuti agli interventi degli insegnanti, degli operatori scolastici e talvolta dei genitori, perché se non fosse per loro lo squallore regnerebbe sovrano.
    Guardiamo le aule e pensiamo che dentro ci stanno più di 20 bambini, guardiamo i banchi, i muri, le finestre. Guardiamo. E consideriamo che Buccinasco infondo non è poi così male. C’è chi sta molto peggio.
    Poi, votiamo. E mentre votiamo pensiamo bene. Perché il luogo in cui lo stiamo facendo, la trascuratezza e la povertà che stiamo registrando, la qualità del tempo offerta ai nostri figli per gran parte della giornata, la dobbiamo mettere nelle mani proprio di quelli che stiamo per votare.
    La scuola è fatto secondario, è comparto dispendioso, è terreno fertile per battaglie ideologiche di comodo, mirate più che a risolvere i problemi, a fomentare le tifoserie da una parte e dall’altra.
    Tutti dicono che la scuola è importante. Non ho mai sentito nessuno dire il contrario…. come che l’acqua è bagnata, il ghiaccio freddo e non ci sono più le mezze stagioni.
    Come dire ai propri figli che l’onestà e l’etica sono fondamentali nella costruzione di un individuo salvo poi evadere le tasse e fare della furbizia e della salvaguardia dei propri privilegi l’unica condotta di vita concepibile.
    E potrei dire ancora tanto, anzi tantissimo sulla miopia dei governi più o meno recenti. Ma voglio rimanere alle considerazioni di Guido che stimolano il dibattito ad una dimensione locale.
    Allora localmente credo che si debba lavorare, con le risorse che si hanno, per combattere quel “secondario” di cui ho parlato al principio. Le istituzioni, chi si occupa di scuola, l’amministrazione, deve far sentire alla cittadinanza, tutta, che la scuola, nella nostra città, non è questione secondaria, ma prioritaria. Lo è come strumento culturale e lo è come strumento sociale. La scuola deve rientrare in ogni progetto, in ogni programma. Tutti i cittadini debbono sentire che vivere in una città in cui la cosa che funziona meglio è la scuole, sono le politiche giovanili, l’organizzazione del tempo dei nostri ragazzi, i progetti fatti per i nostri e gli altrui figli è molto più importante di una rotonda nuova o una fontana o un giardino. I genitori degli studenti debbono ricominciare a sentire che la scuola è la loro. Che il loro apporto non si esaurisce nel portare la carta igienica, dare il fondo classe o fare le fotocopie. Una scuola deve essere aperta. Perché l’apertura, la condivisione, la compartecipazione e l’integrazione sono lo strumento più efficace di crescita che abbiamo. Una scuola veramente aperta. E perché questo possa accadere bisogna smettere di aver paura. Lo dico agli insegnanti: l’ingresso dei genitori nelle scuole deve essere vissuto come risorsa e non come controllo o ingerenza. Bisogna smettere di temere di essere impopolari. E questo lo dico alle amministrazioni: perché quando ci si mette a servizio della scuola ci si mette a servizio dell’intera comunità.
    Ci sono regole e abitudini che possono essere cambiate. Esiste l’autonomia scolastica, e all’interno della scuola esistono organi che consentono che questa apertura si possa realizzare. Io dico che bisogna partire da qui. Con le risorse che abbiamo…..per tutto il resto: buon voto a tutti!
    Barbara Massa

  1. Pingback: TUTTI DICONO CHE LA SCUOLA E’ IMPORTANTE. NON HO MAI SENTITO NESSUNO DIRE IL CONTRARIO… « PD Buccinasco

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