IL FINANCIAL TIMES PRENDE A SCHIAFFI MONTI: «NON È L’UOMO GIUSTO PER GUIDARE L’ITALIA»

FT IRROMPE SU VOTO;MONTI IRRITATO, PD ESULTA: NOI ALTERNATIVA
di David Arboit
Sorpresa!! Il più autorevole quotidiano finanziario d’Europa, tempio e portavoce dei poteri forti, prende a schiaffi Mario Monti. Che cosa è successo? Che cosa è cambiato? La cosa più probabile è che chi dirige FT abbia dato un’occhiata alla valutazione dei bookmaker inglesi: le quote di Bersani sono passate da 1,50 a 1,33, buone notizie quindi per Pierluigi; le quote di Monti sono passare da 3,75 a 5,50, povero Mario. Questa è gente che sa bene come investire i soldi, c’è da ascoltarli.
E così FT titola “Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”. Segue una demolizione completa delle scelte di strategia politica economica ideate dal Presidente del Consiglio.
La crisi finanziaria è stata bloccata in Italia, scrive, Wolfgang Münchau, ma la crisi economica sta crescendo, diminuiscono l’occupazione, il consumo, la produzione e la fiducia delle imprese. «Ancora una volta, un governo europeo ha sottovalutato un prevedibile impatto negativo dell’austerità. Dopo aver mostrato per quasi un decennio di non essere in grado di produrre crescita, l’economia italiana permane in una recessione lunga e profonda». L’Italia, come gli altri paesi dell’Europa meridionale, per fronteggiare la crisi aveva tre opzioni.
«La prima era rimanere nell’euro e sobbarcarsi da sola l’onere di provvedere all’aggiustamento di bilancio. Questo significava un adeguamento economico, in termini di costi unitari del lavoro e di inflazione e di risanamento dei conti pubblici. La seconda era rimanere nella zona euro a condizione che l’aggiustamento finanziario fosse condiviso tra paesi europei creditori e debitori. La terza era uscire dall’euro». Ma il governo italiano ha scelto una quarta via: «restare nell’euro e «concentrarsi solo su un risanamento a breve termine dei conti pubblici e aspettare.»
L’errore del governo guidato da Monti è un errore anche teorico, che denuncia una certa impreparazione riguardo alla cultura macroeconomica «Poiché sappiamo dalla storia economica come questi episodi vanno a finire, l’opzione quattro alla fine ci riconduce alle opzioni uno, due o tre».
Ma perché il governo non ha scelto l’opzione due, la più sensata secondo l’articolista? Perché «Mario Monti, primo ministro d’Italia, non ha tenuto la schiena dritta davanti ad Angela Merkel. Non ha detto al cancelliere tedesco che il costante impegno del suo paese con la moneta unica doveva essere condizionato a una unione bancaria corredata da una piena assicurazione delle capacità di deposito, alla creazione degli eurobond, e a politiche economico-finanziarie espansionistica di Berlino».
Insomma Monti doveva fare il duro, dire a Merkel se ritieni necessario che noi si rimanga nell’euro allarga i cordoni della borsa.
«Quale Italia arriva quindi alle prossime elezioni?» continua Munchau. «Come primo ministro, il signor Monti ha promesso riforme e ha finito per aumentare le tasse. Il suo governo ha cercato di introdurre modeste riforme strutturali, ma sono state annacquate perché insignificanti a livello macroeconomico. Dopo aver iniziato come leader di un governo tecnico, ha svelato il volto del politico duro. La narrazione del suo operato è stata che ha salvato l’Italia dal baratro, o meglio da Silvio Berlusconi, il suo predecessore. Il calo dei rendimenti dei titoli ha offerto un argomento a sostegno della credibilità di questa narrazione, ma la maggior parte italiani sa bene che il calo dei rendimenti lo devono a un altro Mario (Draghi), presidente della BCE». Il riferimento è alla feroce determinazione con cui il governatore della BCE ha annubciato politiche di “quantitative easing” nel luglio del 2012.
Münchau passa poi ad analizzare il panorama politico italiano «A sinistra, Pier Luigi Bersani, segretario generale del Partito Democratico, ha sostenuto l’austerità, ma ha recentemente cercato di prendere le distanze dalle politiche di Monti. Esitante anch’egli sulle riforme strutturali, i temi più importanti della sua campagna sono un’imposta sul patrimonio, la lotta contro l’evasione fiscale e riciclaggio di denaro, e i diritti civili. Afferma che l’Italia deve restare nella zona euro. C’è una possibilità che abbia più successo nel tenere la schiena dritta con Merkel perché ha la possibilità di fare squadra con François Hollande, il Presidente francese e amico socialista».
Dopo avere valutato la poco prometente situazione del Centrodestra Münchau prosegue «Tenendo conto dagli ultimi sondaggi, il risultato elettorale più probabile è uno stallo, magari nella forma di un governo di Centrosinistra Bersani-Monti, magari con una maggioranza di Centrodestra nel Senato, dove si applica una differente legge elettorale. Una situazione che lascerebbe tutti, più o meno, al potere. Nessuno avrebbe il potere di attuare una politica. Tutti avrebbero il diritto di esercitare un veto.
«Se così fosse, l’Italia – conclude Münchau – continuerà a cavarsela, fingendo di aver scelto di rimanere nell’euro, ma senza creare le condizioni per rendere l’adesione sostenibile. Nel frattempo, mi aspetto che compaia una opinione pubblica politica anti-euro, che potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta nelle elezioni successive o innescare una crisi politica che, in ultima istanza, avrebbe lo stesso effetto. Quanto al signor Monti, la mia ipotesi migliore è che la storia gli riserverà un ruolo simile a quello svolto da Heinrich Brüning, cancelliere della Germania 1930-1932. Anche lui era parte della prevalente opinione generale dell’establishment che affermava che non c’era alternativa all’austerità. L’Italia ha ancora alcune possibilità di scelta aperte. Le deve applicare».
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Pubblicato il 22 gennaio 2013, in EDITORIALI, POLITICA NAZIONALE con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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