IL FALLIMENTO DELLA RICETTA LIBERISTA DEL FMI, TEMPIO DEL LIBERISMO INTERNAZIONALE E LE RICETTE DEL PROFESSOR MONTI

Sede del Fondo Monetario Internazionale

Sede del Fondo Monetario Internazionale

di David Arboit
La notizia ha fatto il giro del mondo. Uno dei più popolari quotidiani argentini, “Clarin”, il 7 gennaio è uscito con questo titolo: “Mea culpa dell’FMI: gli aggiustamenti in Europa sono un fallimento”. «Gli analisti lo chiamano austericidio. – si legge sul “Clarin” – Gli aggiustamenti non solo funzionano, ma producono l’effetto opposto. Dopo aver causato disoccupazione e inutili sofferenze a milioni di persone, l’FMI riconosce adesso che la politica economica imposta da Berlino e Bruxelles e dal fondo stesso all’Europa meridionale è un fallimento».
Non a caso il fatto è stato ripreso con un certo clamore in Argentina. E proprio dall’Argentina è necessario partire perché gli argentini se le ricordano bene le ricette del FMI. Quando furono applicate nel loro paese a partire dal 2001, applicate dal mai dimenticato ministro Domingo Felipe Cavallo, l’Argentina conobbe un fenomeno sociale che non aveva mai conosciuto prima: la morte per fame e miseria.
Un giornalista del quotidiano italiano “La repubblica” scriveva nell’ormai lontano (ma non troppo) gennaio 2003 «12 bambini al giorno muoiono in conseguenza della povertà nel quinto Paese esportatore di generi alimentari al mondo. Viaggiando nelle provincie del nord dell’Argentina, da Tucuman a Catamarca, da Misiones a Formosa, si ha l’impressione di attraversare un Paese appena uscito da una guerra. I neonati muoiono di fame, ma gli altri? Quelli che a sei anni non hanno una penna e un quaderno per imparare a scrivere? E che guerra c’è mai stata in Argentina per giustificare tutto questo? Chi ha strapazzato tanto l’ex granaio del mondo da gettarlo nella miseria? Sì, perché l’Argentina – ecco il paradosso – è il quinto esportatore al mondo di generi alimentari e ne produce una quantità tale che potrebbe sfamare una popolazione dodici volte maggiore rispetto alla sua (meno di 40 milioni). Ma ha venti milioni di poveri e, di questi, otto milioni sono allo stremo. Basta fare due conti con la carne e il grano, dei quali l’Argentina è il quarto produttore nel ranking mondiale, per non capirci più nulla. Ma poi ci sono le mele, i limoni, la soia, il vino, lo zucchero. E anche il cotone, e il petrolio, e le riserve di gas naturale della Patagonia.»
La storia poi ci ha insegnato che abbandonate le ricette liberiste del FMI, grazie a una coraggiosa decisione del Presidente Néstor Carlos Kirchner, il Paese è rifiorito e si è avviato sulla strada di una robusta, se non straordinaria, crescita economica.

Ma a che scopo andare a vedere come l’hanno presa gli argentini? Perché tornare indietro di dieci anni? Per una ragione molto semplice: perché il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, ha avuto la faccia tosta di dire con candida serenità “ci siamo sbagliati”: «Le previsioni sottovalutarono significativamente l’aumento della disoccupazione e il declino nella domanda interna associati al consolidamento fiscale», scrive Blanchard nel suo rapporto. Si era calcolato che per ogni punto di deficit pubblico tagliato dal bilancio dello stato si sarebbe verificato un calo della crescita economica dello 0,5%. Invece, si è verificata una riduzione della crescita almeno dell’1,5%, se non di più. Ma come signor Blanchard, non ve lo immaginavate che l’austerità è moltiplicatore della recessione? Avevate dimentica il caso dell’Argentina, e poi anche i tanti altri casi?

E in Italia? Una notizia che è un colpo mortale alle ricette dei liberisti nostrani e quindi occorre avviare una campagna di disinformazione per mitigare gli effetti dell’evento. Alesina & Giavazzi tacciono; forse stanno preparando la loro controffensiva ideologica. Vedremo. Prendiamo per esempio il nostro quotidiano Il Sole 24 Ore. A commento della questione in un articolo di ieri si afferma «Lo studio darebbe quindi ragione ai tanti oppositori – anche nostrani – delle politiche di aggiustamento? Saranno delusi. Blanchard ribadisce che l’aggiustamento dei conti pubblici resta essenziale in quasi tutte le economie avanzate e che l’effetto a breve termine sulla crescita è solo uno dei fattori da considerare nel determinare il ritmo di risanamento appropriato.» Certo che i liberisti non hanno proprio fantasia; ecco che ricompare di nuovo una delle loro formule magiche preferite, la frase «a breve termine»; a questa frase noi antiliberisti radicali opponiamo, di nuovo, una famosa frase di John Maynard Keynes: «In the long run we are all dead.» e cioè «Nel lungo periodo siamo tutti morti.» Insomma la tattica dei liberisti nostrani è negare tutto, anche l’evidenza. Niente in tutto, non è successo niente, e cioè ci siamo sbagliati, ma non ci siamo sbagliati perché «Blanchard ribadisce…». E a noi chi ci garantisce che il signor Blanchard non stia di nuovo sbagliando? La ragione per cui noi dovremmo credere a ciò che il signor Blanchard «ribadisce», il più importante quotidiano economico italiano non ce la spiega. Forse il signor Blanchard avrebbe fatto bene a tacere per un po’ visto le immani e inutili sofferenze che con i suoi errori ha inflitto ai Greci, che a questo punto hanno tutto il diritto di andare a prenderlo a calci nel sedere. A margine della questione vale la pena di osservare che il tanto vituperato Stefano Fassina, quello che professor Mario Monti, esimio economista e discepolo di fatto di Blanchard, ha chiesto a Bersani di “silenziare!”, era uno di quelli che in Italia, aveva più e più volte pubblicamente affermato che le politiche di rigore finanziario sono moltiplicatori della recessione e non hanno certamente effetti anticiclici.
A questo punto diventa molto chiaro ciò che era necessario silenziare: la critica dell’ideologia liberista sgradita a chi è stato membro della Commissione trilaterale, del Gruppo Bilderberg e advisor di The Goldman Sachs Group, ed è quindi naturalmente orientato sostenere le politiche del FMI.

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Pubblicato il 13 gennaio 2013 su EDITORIALI, POLITICA NAZIONALE. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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