CONSIGLIO COMUNALE DEL 27 NOVEMBRE 2012: INTERVENTO DI STEFANO PARMESANI

Quando ho accettato la candidatura a Consigliere Comunale non ho messo in conto di poter affrontare temi di importanza fondamentale per la vita della società italiana e di determinare qui, con Voi, scelte essenziali che coinvolgono la sfera intima degli individui.
Per questo motivo voglio ringraziare i Consiglieri Cortiana ed Errante per aver richiesto a questo Consiglio di deliberare un regolamento per il riconoscimento delle unioni civili.
Riconosco quindi e mi trovo pienamente in accordo con quanto affermato nell’articolo 2 della Costituzione Italiana che come principio fondamentale ha il riconoscimento e la necessità di garantire i diritti inviolabili dell’Uomo, non solo come singolo individuo, ma anche nelle formazioni sociali.
All’interno di queste formazioni sociali e viste le crescenti nuove forme di convivenza in cui la nostra società plurale di fatto si trova, convengo che per persone che stabilmente decidono di coabitare e di prestarsi reciproca assistenza morale e materiale vadano ampliati una serie di diritti e opportunità che oggi non sono previsti dalla Legge.
Il Cardinale Carlo Maria Martini è sempre stato uno dei miei riferimenti. Nel volume “Credere e conoscere” afferma: «in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso. Nel mondo attuale tale comportamento non può venire perciò né demonizzato né ostracizzato. Sono pronto anche ad ammettere il valore di un’amicizia duratura fedele tra due persone dello stesso sesso […] Se viene intesa anche come donazione sessuale, non può allora, mi sembra, venire eretta a modello di vita come può esserlo una famiglia riuscita».
E ancora nello stesso volume è scritto: «Non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli».
Infine il Cardinale aggiunge: «Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?».
Il mio pensiero trova quindi pieno riferimento in queste riflessioni del Cardinal Martini. Ritengo, infatti, che chi convive, siano persone dello stesso sesso o di sesso diverso, ha diritto ad avere tutele civili. È un fatto di garanzia della persona e del diritto.
Detto ciò ritengo assolutamente distinguibile e non assimilabile questo tipo di unione a quanto previsto nell’articolo 29 della Costituzione che riconosce la Famiglia come società naturale fondata sul Matrimonio.
Alla Famiglia spetta a pieno titolo il riconoscimento e l’attenzione che si realizzano per mezzo di tutte le politiche sociali di pieno sviluppo e di sostegno ad essa dedicate. La Famiglia, infatti, è l’unico Istituto all’interno del quale si perfeziona pienamente il rapporto coniugale e nel quale può avvenire un’educazione e una maturazione dei figli che rispetti il loro diritto, la loro naturale e necessaria esigenza di godere della presenza di una figura materna e di una figura paterna.
La Famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna è quindi valore non negoziabile.
Perciò, a partire da queste riflessioni, oggi affermo che regolare le unioni civili significa arricchire la nostra comunità senza estraniarsi dalla vita sociale corrente, affiancando al primato della Famiglia uno strumento diverso che consente però di riconoscere alcuni diritti della Persona. Tutto questo nell’ottica del riscoprire il senso del limite e ritrovare una gerarchia di valori.
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Pubblicato il 14 dicembre 2012, in CONSIGLIO COMUNALE, POLITICA LOCALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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