CONSIGLIO COMUNALE DEL 27 NOVEMBRE 2012: INTERVENTO DI DAVID ARBOIT

A seguito di quanto accaduto a Milano e in altre parti d’Italia, e su iniziativa in particolare dei Consiglieri Cortiana ed Errante, è stato avviato a Buccinasco un percorso per prevedere una forma di riconoscimento per le unioni di fatto, cioè per quel tipo di convivenze che si caratterizzano come stabili e durature. Il percorso si conclude questa sera.
Obbiettivo di questa iniziativa del Consiglio comunale di Buccinasco è garantire a queste situazioni di unione affettiva stabile, che si concretizzano in una convivenza duratura, una parità di trattamento rispetto alle altre famiglie per quanto riguarda i servizi e le opportunità offerte dal Comune. In sentesi si potrebbe dire che il sistema di welfare comunale deve poter comprendere anche queste unioni.
L’istituzione di un registro comunale delle unioni di fatto riflette anche la volontà dell’Amministrazione comunale di dare un segnale affinché lo Stato approvi una legge in materia. Durante la discussione è emerso che occorreva fare attenzione a non invadere la competenza legislativa dello Stato. Ed è emerso chiaramente che è compito dello Stato approvare una disciplina organica nazionale per regolare questo tipo di convivenze. Il governo è stato più volte sollecitato sia dalla Corte costituzionale sia dalla Corte di Cassazione ma ad oggi non se ne è fatto nulla.

Detto questo in merito ai lavori sul regolamento e alle tematiche di competenza del Consiglio comunale aggiungo alcune considerazioni personali, alcune riflessioni che possono aver un valore se si considera la prospettiva di un intervento normativo dello Stato, e la discussione che si aprirà per l’occasione.

Dietro la discussione sulle unioni civili c’è anche una questione antropologica e di civiltà. È anche per questo che ho accolto molto volentieri l’invito di Cortiana a discutere di questo tema e verificare la possibilità di approvare una qualche forma di regolamento sulle unioni civili.
Rifiuto radicalmente l’idea che su un tema come questo la discussione possa essere liquidata in modo superficiale e semplicistico dicendo che ci sono delle questioni pratiche da risolvere, cosa che è certamente vera, ma che non basta, proprio perché dietro a questo tema ci sono questioni di civiltà e questioni antropologiche, ci sono cioè una visione della persona e un giudizio su che cosa si può pensare che sia veramente umano per l’umanità.
Che ci sia in gioco una questione molto seria che è di civiltà e di cultura è chiaramente dimostrato da un fatto molto semplice: in tutte le epoche, in tutte le latitudini e in tutti popoli esiste un rito del matrimonio. L’unione affettiva di uomo e di una donna da sempre e in qualunque parte del mondo è stata in qualche modo celebrata. C’è quindi in questo fatto, per certi aspetti naturale, qualcosa di profondo, un di più di senso, qualcosa di misterioso, qualcosa di misterioso che tutti gli uomini di tutti i tempi hanno percepito, qualcosa di misterioso che tutti gli uomini hanno riconosciuto tanto è vero che tutti, dappertutto, hanno sentito il bisogno di istituire una forma celebrazione.
Il cristianesimo per dare un’idea di questo mistero usa una formula che un paradosso, un’assurdità, per qualcuno una sciocchezza, ma che ha anche un certo fascino; il cristianesimo dice agli sposi: da ora in poi siete una sola carne. È una formula appunto paradossale, difficile da capire, ma una cosa è chiara: indica una unione profonda.
Oggi più che mai, però, nell’epoca dell’individualismo esasperato, del narcisismo parossistico di massa, è in genere difficile percepire la vertiginosa profondità esistenziale che è connaturata, ontologicamente connessa, all’unione affettiva tra un uomo e una donna, unione che non dimentichiamolo mai sovraintende alla misteriosa generazione della vita. Viviamo nel modo della superficialità, totalmente immersi nella cultura della superficialità, dove l’utile immediato sembra essere l’unico criterio di orientamento.

Insomma, in un legame affettivo stabile tra due persone c’è una unione profonda, c’è una comunione profonda, che impone una serietà, che impone di riconoscere che si tratta di un affare serio. Da questo io voglio derivare due conseguenze.

Concordo con l’idea che ci sia il bisogno di regolare legami affettivi stabili che non si possono concretizzare nell’istituto del matrimonio, cioè i legami affettivi stabili omosessuali. In questo caso c’è un di più di mistero per quanto mi riguarda perché, sinceramente e senza ipocrisie, io fatico a concepire un legame affettivo di coppia di questo tipo. Credo però che non sia giusto non riconoscere a questo tipo di legami una qualche forma di regolamentazione proprio in quanto legami affettivi stabili tra due persone, proprio perché è possibile immaginare che anche in questa situazione ci sia una unione veramente profonda.

Ho invece qualche perplessità per quanto riguarda le coppie eterosessuali. Ho l’impressione che dietro alla richiesta di avere forme di unione differenti dal matrimonio regolato dall’attuale legge dello Stato si nasconda il desiderio di avere una “matrimonio alla carta” e cioè un tipo di matrimonio per cui io scelgo quali regole valgono, e fino a che punto impegnarmi, e sia presente il desiderio di dire “fin qui ci sto” ma non di più, insomma il desiderio di una forma che contenga tutti i diritti, ma solo i doveri che scelgo io. È qui che si gioca un problema di civiltà e cioè l’idea di persona e di umanità che si ha in mente, una pienezza di umanità o una parzialità di umanità.

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Pubblicato il 14 dicembre 2012, in CONSIGLIO COMUNALE, POLITICA LOCALE con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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